Prestiti per cattivi pagatori: come funzionano?

arton39133 6f795I prestiti per cattivi pagatori sono servizi destinati a coloro che hanno già incontrato difficoltà a ripagare i propri debiti: ecco come funzionano e le principali tipologie.

I prestiti per cattivi pagatori sono quei servizi bancari destinati a coloro che, in passato, hanno incontrato difficoltà nel rimborsare i propri debiti: accedere ad ulteriori finanziamenti, in questi casi, è tutt’altro che semplice, poiché le banche e gli istituti di credito tendono ad escludere i clienti ritenuti poco affidabili. Tuttavia, esistono soluzioni alternative per accedervi: con questa guida completa vi suggeriremo le principali, valutando i pro e i contro di ciascuna opzione.

Prestiti per cattivi pagatori: come funzionano?
Facciamo un piccolo passo indietro: cosa significa essere ritenuti cattivi pagatori? Ebbene, quando un cliente richiede ed ottiene un finanziamento e, nel corso del piano di ammortamento, salta una o più rate, il suo nominativo viene inserito nell’elenco della cosiddetta Centrale Rischi, un database nazionale che contiene indicazioni sugli utenti, accessibile da tutte le banche e le società creditizie.

Quando il nome di un cliente finisce nella Centrale Rischi o, peggio ancora, si verifica un pignoramento, questi viene automaticamente escluso dalla maggior parte dei servizi bancari per un lungo periodo di tempo, poiché considerato poco affidabile: questo feedback negativo, dunque, influisce enormemente sulla possibilità di ricevere ulteriori finanziamenti, con conseguenze personali anche piuttosto gravi.

La Centrale Rischi, la cui gestione appartiene alla Banca d’Italia, infatti, conserva queste informazioni per un lasso di tempo che varia da uno a tre anni: durante questo periodo, i clienti segnalati saranno costretti a ricorrere a modalità alternative per accedere ai finanziamenti, e ciò vale in maniera maggiore per coloro che non hanno un reddito fisso dimostrabile, ad esempio i lavoratori autonomi o i liberi professionisti.

Prestiti per cattivi pagatori: la cessione del quinto
La soluzione più comune per accedere ai prestiti, pur essendo stati classificati come cattivi pagatori, è ricorrere alla “famigerata” cessione del quinto, mentre le cose sono ben diverse per le piccole imprese e per i possessori di partita IVA, cui vengono dedicate altre tipologie di servizi.

La cessione del quinto designa una particolare categoria di finanziamenti che consente al cliente di ottenere una somma non superiore ai 60.000 euro: il rimborso di tale importo, tuttavia, non avviene mediante il pagamento di rate mensili, bensì attraverso “trattenute” dirette sullo stipendio o sulla pensione, che non possono superare, appunto, un quinto del reddito.

In questo modo, il cliente viene “sollevato” dalla responsabilità di ripagare il debito, e l’accordo avviene direttamente tra la banca e il datore di lavoro (nel caso di lavoratori dipendenti) o lo Stato Italiano (nel caso di pensionati o dipendenti pubblici).

La cessione del quinto comporta, comunque, notevoli svantaggi: innanzitutto, coloro che non risultano alle dipendenze di qualcuno, come i lavoratori autonomi o i liberi professionisti, rimangono esclusi da questi servizi; in secondo luogo, l’entità del prestito è proporzionale al reddito percepito, per cui le fasce medio-basse della popolazione non riescono ad ottenere somme consistenti; infine, essa determina un forte indebolimento delle condizioni economiche personali e familiari.

Prestiti per cattivi pagatori: alternative alla cessione del quinto
Esistono, comunque, diverse alternative alla cessione del quinto, valide per quei cattivi pagatori che non risultano alle dipendenze di qualcuno o che non vogliono rinunciare ad una porzione di reddito: ecco le principali.

Prestito cambializzato → il cliente sottoscrive una serie di cambiali a cadenza mensile per rimborsare la cifra ottenuta: in caso di mancato pagamento, la società può richiedere il pignoramento dei beni e, per tale ragione, ciò comporta minori rischi di insolvenza.
Prestito delega → il cliente inoltra una richiesta al suo datore di lavoro, chiedendo di destinare una parte dello stipendio al rimborso della somma: l’accordo avviene direttamente tra le parti e, per tale ragione, la percentuale ceduta può essere superiore rispetto ad un quinto.
Fideiussione → il cliente ricorre ad una terza persona, in genere un familiare o il coniuge, in veste di garante o fideiussore: la responsabilità del rimborso della somma, difatti, ricade su questa figura.
Come abbiamo visto, ottenere un prestito, pur possedendo una cattiva reputazione finanziaria, non è del tutto impossibile: tuttavia, coloro che in passato hanno già faticato a risarcire il proprio debito dovrebbero riflettere con grande attenzione prima di richiedere ulteriori finanziamenti, per evitare di commettere il medesimo errore.

Sottoscrivere un impegno finanziario a lungo termine, infatti, comporta rischi a livello personale e familiare, ed è saggio rivolgersi ad un bravo consulente, prima di operare qualsiasi scelta.

Fonte: forexinfo.it

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