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Scaglioni per il pignoramento del dipendente

pignoramento della pensione e dello stipendioPignoramento dello stipendio e del conto corrente: i limiti di reddito sotto i quali il pignoramento è inferiore a un quinto.

Scrive un lettore e ci chiede: «Ho letto che il pignoramento di un dipendente presso il conto corrente segue determinati scaglioni in base allo stipendio; quindi per un dipendente che riceve uno stipendio fino a 2000 euro mensili il pignoramento sul conto corrente non può superare 1/10 dell’importo dello stipendio. È vero?».

È la scusa per fare il punto e ribadire, ancora una volta, il funzionamento del cosiddetto pignoramento presso terzi e quali sono gli scaglioni per il pignoramento del dipendente. La disciplina è differente a seconda che il creditore sia l’Agente della Riscossione, ossia Agenzia Entrate della Riscossione (nella gran parte dei casi), oppure qualsiasi altro creditore privato (una banca, la controparte di una causa, ecc.).

Pignoramento dello stipendio
Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione
Se il creditore che agisce è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio può avvenire entro determinati scaglioni:

  • stipendi fino a 2.500 euro: pignoramento fino a massimo un decimo dello stipendio netto;
  • stipendi da 2.5001 euro a 5.000 euro: pignoramento fino a massimo un settimo dello stipendio netto;
  • stipendi da 5.001 euro in su: pignoramento fino a massimo un quinto dello stipendio netto.

La stessa norma si applica anche al pignoramento del TFR e a tutte le altre indennità dovute a trattamenti di lavoro o per il licenziamento.

Quando il creditore è un soggetto privato
Se invece il creditore è un soggetto privato, il pignoramento può arrivare fino a massimo un quinto del netto dello stipendio. In questo caso, dunque, non sono previsti scaglioni. Anche chi guadagna 2000 euro, così come chi ne guadagna 10mila, potrà subire il pignoramento di un quinto da parte della banca, del creditore, del vicino di casa con cui ha perso una causa, ecc.

Peraltro, in materia di pignoramento dello stipendio non è neanche prevista la salvaguardia del cosiddetto «minimo vitale» che vale solo per le pensioni. Il minimo vitale è pari all’assegno sociale aumentato della metà. Per il 2018, l’assegno sociale è di 453 euro (la metà è pari quindi a 226,5). Pertanto il minimo vitale che non si può toccare dalle pensioni è pari a 679,50 euro; ad esempio, su una pensione di mille euro al mese si può pignorare solo un quinto della differenza tra mille e 679,50 ossia un quinto di 320,50.

Come detto, il pignoramento del quinto dello stipendio si applica su tutto l’importo netto, senza detrarre il minimo vitale e senza neanche tenere conto di eventuali cessioni del quinto fatte in favore di finanziarie (si tratta, infatti, di atti volontari e non di pignoramenti coattivi).

Pignoramento del conto corrente
Quando il creditore è Agenzia Entrate Riscossione
Quando l’Agente della riscossione pignora lo stipendio accreditato sul conto corrente vigono regole diverse. Innanzitutto non si può tenere conto dell’ultimo accredito dello stipendio, poiché questo è intangibile [1]. Il pignoramento quindi può avvenire solo sulle restanti somme e sugli accrediti successivi.

Il pignoramento viene effettuato nel seguente modo solo se sul conto corrente viene accreditato lo stipendio di un lavoratore dipendente:

  • le somme già depositate al momento del pignoramento (escluso solo, come già detto, l’ultimo stipendio) possono essere pignorate solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (453 x 3 = 1.359 euro). Quindi se sul conto ci sono 3mila euro, l’Esattore può pignorare solo 1.641 euro (3.000 – 1.359). Se sul conto ci sono solo 1.200 euro, non è possibile pignorare nulla;
  • le somme che saranno depositate successivamente alla notifica del pignoramento (ossia le mensilità successive di stipendio e il TFR) saranno pignorate secondo gli scaglioni che abbiamo detto poc’anzi per il pignoramento direttamente al datore (stipendi fino a 2.500 euro: fino a un decimo dello stipendio netto; stipendi da 2.5001 euro a 5.000 euro: fino a un settimo dello stipendio netto; stipendi da 5.001 euro in su: fino a massimo un quinto dello stipendio netto).

Ricordiamo che il pignoramento del conto corrente, così come quello dello stipendio, da parte dell’Agente della Riscossione avvengono senza l’intervento del giudice ossia con un ordine diretto al terzo pignorato (banca o azienda) di versare direttamente le somme sul conto dell’esattore se il pagamento non avverrà nei 60 giorni successivi.

Invece se il conto corrente pignorato è di proprietà di un lavoratore autonomo, di un professionista o di un imprenditore, il pignoramento può essere integrale e non valgono più i limiti e gli scaglioni appena visti.

Infine se il conto è di un pensionato valgono le stesse regole del lavoratore dipendente.

Quando il creditore è un soggetto privato
Se il pignoramento del conto corrente viene avviato dal privato non vale la regola dell’intangibilità dell’ultimo stipendio che è invece una norma speciale posta solo per i pignoramenti del conto fatti dall’Agente della riscossione.

Invece vale la doppia regola che distingue il pignoramento delle somme già depositate in banca (dove è impignorabile il triplo dell’assegno sociale, mentre lo è integralmente tutta l’eccedenza) da quelle che saranno successivamente depositate. Per queste ultime però (così come abbiamo già visto per il pignoramento davanti al datore di lavoro) non valgono gli scaglioni, pertanto saranno pignorabili sempre nella misura di un quinto. In pratica si avrà che:

  • le somme già depositate al momento del pignoramento possono essere “bloccate” solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (453 x 3 = 1.359 euro). Quindi se sul conto ci sono 2mila euro, l’Esattore può pignorare solo 641 euro (2.000 – 1.359). Se sul conto ci sono solo 1.200 euro, non è possibile pignorare nulla;
  • le somme che saranno depositate successivamente alla notifica del pignoramento (ossia i ratei successivi dello stipendio così come anche il TFR) saranno pignorabili fino a massimo un quinto dello stipendio netto).

note

[1] Art. 3, comma 5 D.L. n. 16/2012 convertito in legge n. 44/2012 , in vigore dal 29 aprile 2012, che ha aggiunto al D.p.r. n. 602/1973, in materia di pignoramento presso terzi disposti dall’agente della riscossione, l’art. 72-ter, recante il titolo “Limiti di pignorabilità”.

Notizia redatta da laleggepertutti.it

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