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Incentivi, da giugno si cambia,via libera al decreto Romani.


Il testo varato da Palazzo Chigi cancella il tetto degli 8 mila MW di fotovoltaico. Il conto energia andrà rivisto tra due mesi. L'opposizione insorge: "Con incertezza il settore rischia uno stop pesantissimo"

di VALERIO GUALERZI


ROMA - Gli incentivi per l'energia fotovoltaica previsti meno di un anno fa con il terzo conto energia varato dal governo saranno rivisti (al ribasso) dal prossimo giugno. E' questo il punto centrale del decreto sulle energie rinnovabili licenziato questa mattina da Palazzo Chigi. Un testo che eliminando l'introduzione di un tetto di 8 mila MW per l'incentivazione dell'energia del sole, il punto più contestato dalla vastissima mobiltazione di associazioni e categorie dei giorni scorsi, salva quindi le apparenze di un ripensamento da parte del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, ma di fatto rappresenta una pesantissima minaccia al futuro delle rinnovabili.

Il provvedimento uscito oggi dal consiglio dei ministri, che in teoria dovrebbe indicare al Paese come perseguire l'obiettivo obbligatorio del 17% di energia prodotta da fonti verdi entro il 2020 fissato dall'Ue, prevede il varo a giugno di un nuovo decreto con l'adeguamento delle tariffe incentivanti da parte del ministero dello Sviluppo di concerto con quello dell'Ambiente, fissando (e questo è uno dei punti più critici) tetti annuali alla potenza incentivabile. Chi in queste ore si è battutto per un cambio di rotta è convinto tra l'altro che i rapporti di forza tra i due dicasteri continueranno ad essere squilibrati. "Di fatto se ne occuperà Romani - denuncia il senatore del Pd Francesco Ferrante - e delegare a lui la riforma del fotovoltaico è come affidare a Dracula la riforma dell'associazione donatori di sangue". Il giudizio

di Ferrante sul decreto odierno è pesantissima. "Dando per scontato che quella del tetto a 8 mila MW era una provocazione per alzare la posta, quella proposta paradossalmente era quasi meglio visto che a giugno saremo ancora lontani da quell'obiettivo e nel frattempo, non avendo certezze sul futuro, si fermeranno tutti gli investimenti". Una valutazione a caldo condivisa, qualche ora dopo, anche dal segretario Pierluigi Bersani. "La decisione del Cdm di questa mattina sulle rinnovabili, per chi conosce la materia, è un disastro".

Non a caso Francesca Marchini, di Assosolare, definisce il decreto "un risultato persino peggiore di quello ventilato negli ultimi giorni" e annuncia battaglia anche contro i possibili profili di incostituzionalità del provvedimento per eccesso di delega. Durissimo anche il parere di Legambiente. "La versione definitiva - dice Edoardo Zanchini - è praticamente il peggio possibile, tutta la mobilitazione e la trattativa di queste ore alla fine non ha portato a nulla. L'introduzione di tetti annuali alla potenza incentivabile rende il quadro per chi deve tirare fuori i soldi di massima incertezza, scoraggiando gli investimenti. Si rischia un gravissimo stop del settore già nel 2011, mentre gli aspetti positivi contenuti nel decreto non sono certo frutto dell'iniziativa del governo ma il semplice recepimento degli obblighi imposti da Bruxelles".

Un po' meno drastico il giudizio di Ermete Realacci. "La situazione non è ancora chiara, ma siamo di fronte ad un importante passo indietro rispetto al colpo mortale che il governo stava per sferrare alle fonti rinnovabili. Ora è prioritario dare subito regole certe per far proseguire positivamente l'Italia nelle rinnovabili, un settore strategico per il futuro del nostro paese e che va migliorato per essere più trasparente, eliminando abusi e sprechi, con procedure semplificate e con contributi decrescenti in modo da favorire le tecnologie più innovative e sostenere il pieno ingresso nel mercato. E per questo chiediamo che il governo venga a riferire al più presto in parlamento, perchè nei particolari si nasconde il diavolo". Valutazione non molto diversa quella del Verde Angelo Bonelli: "Sono provvedimenti che stanno creando una grande incertezza a un settore che ha prodotto in un solo anno 20mila posti di lavoro, il che è pari in termini occupazionali a quattro Mirafiori".

Oggi altre novità sono state introdotte anche per quanto riguarda la realizzazione di impianti su terreni agricoli. Sarà possibile infatti produrre al massimo 1 MW di energia fotovoltaica e utilizzare per gli impianti di produzione non più del 10% del terreno coltivabile. Una soluzione, quest'ultima, caldeggiata dal ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan. Norme nate per proteggere i campi dall'invasione di pannelli, ma che in questa formulazione secondo Ferrante rischia di provocare uno stop generalizzato dei grandi impianti.

Per quanto riguarda l'eolico, il taglio retroattivo degli incentivi (attraverso il meccanismo dei certificati verdi) viene fissato in un 22% anziché al 30% previsto nella versione originale.

Il decreto è poi condito con una serie di misure apparentemente a sostegno della diffusione delle rinnovabili, ma che visti i comportamenti tenuti sin qui dal governo  appaiono decisamente velletari e "cosmetici". E' il caso dell'articolo in cui si stabilsce che "i progetti di edifici di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento". In realtà Berlusconi e Tremonti bloccano e rinviano da tempo tanto l'entrata in vigore dei nuovi regolamenti edilizi quanto il varo della certificazione energetica degli edifici ai fini della compravendita.

"E' un decreto pessimo - conclude Ferranti - che disattende tutto il lavoro positivo fatto nei mesi scorsi nelle commissioni parlamentari ed è frutto del pressapochismo del ministro Romani, della sua avversità alle rinnovabili e dell'azione delle lobby come l'Enel che portano a casa una valanga di fondi per il rifacimento dei vecchi impianti idroelettrici".

Da "La Repubblica.it" del 03/03/2011                                         

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